Contenuto principale

Casa Bergamaschi ex Gonzaga - Pico sec. XV (Belforte)

Casa Bergamaschi ex Gonzaga - Pico sec. XV (Belforte)

Casa Bergamaschi ex Gonzaga - Pico sec. XV (Belforte)

Fatta costruire nella seconda metà del XV secolo, da Ludovico Gonzaga, II° Marchese di Mantova, questa sua residenza estiva, un tempo circondata dalle acque del Dugale, è l’unica testimonianza gonzaghesca a Belforte. Passò nel secolo successivo a un ramo cadetto dei Pico della Mirandola, legati ai Gonzaga da rapporti di parentela. Furono proprio i Pico ad impreziosirne le stanze di dipinti e di affreschi con ornati di stile raffaellesco, portati in parte alla luce in epoca recente. La casa prese così il nome di Palazzo Picchi e il vicolo che le dà accesso divenne Vicolo Picchi fino agli inizi dell’800. Nel 1714 la villa fu acquistata dalla famiglia belfortese dei Bergamaschi. La tradizione popolare la ricorda ancora con il "pozzo delle taglie" (pozzo in cui pare venissero gettate e quindi uccise le ragazze costrette a soddisfare i capricci amorosi del nobile) e con la "strada sotterranea" (una sorta di tunnel scavato sotto le fondamenta del paese), che si dice fosse in comunicazione con la chiesa di S. Bartolomeo.

Chiesa di San Bartolomeo sec. XVII (Belforte)

Chiesa di San Bartolomeo sec. XVII (Belforte)

Chiesa di San Bartolomeo sec. XVII (Belforte)

La chiesa in stile barocco fu terminata nel 1687. Il campanile venne costruito, invece, nel 1710 con le pietre provenienti dalla demolizione della chiesa parrocchiale precedente. Lo spazioso interno è a navata unica con cinque cappelle per lato, decorate con dipinti settecenteschi di varia scuola ed arredate con quadri, alcuni dei quali forse provenienti dalla chiesa di S. Pietro e da statue, tra cui quella della Madonna della Misericordia, a cui è affissa la data 1696 ma che è sicuramente più antica. Nell’abside barocca si possono ammirare il coro ligneo di noce ed il paliotto dell’altare maggiore, di bellissimo marmo nero intarsiato con arabeschi di vari colori, acquistato dai fabbricieri nel 1754, presso il Duomo di Montichiari (Bs). La sagrestia è arredata con un pregevole arredo ligneo e in una teca si conservano berretta e zucchetto del Vescovo di Cremona Geremia Bonomelli (1831/1914).

Portici Gonzagheschi sec. XVI (Gazzuolo)

Portici Gonzagheschi sec. XVI (Gazzuolo)

Portici Gonzagheschi sec. XVI (Gazzuolo)

Vennero costruiti nei primi anni del ‘500 per volere di Ludovico Gonzaga, figlio di Gianfrancesco, sotto la direzione di Andrea Bertazzolo da Acquanegra, padre del più famoso Gabriele e molto probabilmente aggiunti in un secondo tempo al fabbricato retrostante, con la funzione di strada coperta. Si sviluppano per 120 metri (20 metri più lunghi della famosa galleria degli antichi di Sabbioneta, caratteristica questa che lo rende probabilmente l’opera maggiore per estensione fatta costruire dai Gonzaga nella nostra provincia) su trenta arcate, sostenute da ventinove colonne in marmo di Verona, diverse l’una dall’altra per tipo architettonico e decorazioni. Le trenta arcate generano altrettanti campi, un tempo, coperti da crociere in mattone, su cui continuava il fabbricato. Queste vennero eliminate durante i restauri del 1933; l’ultimo intervento di restauro conservativo si è concluso nella primavera del 2001.

Teatro Giacometti (Gazzuolo)

Teatro Giacometti (Gazzuolo)

Teatro Giacometti (Gazzuolo)

Sorge sotto i portici ed è stato recuperato negli anni novanta dall’Amministrazione Comunale, che negli ultimi anni sta cercando di valorizzare con iniziative stabili, quali cicli di commedie e qualificati concerti. Prende il nome dall’importante drammaturgo del secolo scorso Paolo Giacometti. Questi nacque a Novi Ligure (Alessandria), ma trascorse a Gazzuolo una parte significativa della sua vita, avendo sposato in seconde nozze la nipote del parroco, dalla quale ebbe tre figli; morì il 31 agosto 1882 a Nocegrossa. Una lapide, posta davanti all’ingresso del teatro, ricorda l’artista.

Teatro Valle Turchino (Belforte)

Teatro Valle Turchino (Belforte)

Teatro Valle Turchino (Belforte)

Costruito ai primi anni del ‘900. Il Teatro è stato completamente ristrutturato nel 2000, grazie alle sinergie tra l’ente proprietario «Valle Turchino» e l’Amministrazione comunale, consentendo così alla nostra comunità di disporre nuovamente di un’ ampia e confortevole sala polifunzionale.

Giardini Pubblici e la "Preda Pescadura" (Gazzuolo)

Giardini Pubblici e la "Preda Pescadura" (Gazzuolo)

Nei giardini pubblici, recentemente riqualificati in funzione del futuro attracco fluviale per piccole imbarcazioni da diporto sull’Oglio, si trova tutt’oggi la “Preda Pescadura”, grosso macigno conservato, a ricordo del preesistente castello, che proprio qui sorgeva. Il curioso reperto è l’unica testimonianza delle gloriose fortificazioni gonzaghesche demolite nel XVIII secolo. Secondo la tradizione “la preda” era collocata nell’antico mercato del pesce. Al centro dell’attuale punto di ritrovo di persone dalle varie età è collocata la statua della Patrona Santa Carità. Sul piccolo parco si affaccia pure il municipio, antico palazzo appartenuto alla famiglia D’Arco.

Palazzo Stanga Offredi sec. XVII (Gazzuolo)

Palazzo Stanga Offredi sec. XVII (Gazzuolo)

Già indicata nella famosa carta topografica manoscritta del 1961, riproducente il piano delle fortificazioni di Gazzuolo ad opera di G. Bertazzolo, la villa è in stile neoclassico e consta di circa quaranta locali (compresa la dipendenza, attualmente trasformata in un grazioso ristorante), molti dei quali pregevolmente decorati. Della villa fu proprietario il Vescovo di Cremona Omobono Offredi, che vi soggiornò soprattutto nel periodo estivo; al suo interno, infatti, si trova pure un Oratorio dedicato alla Madonna di Caravaggio. Negli anni cinquanta, dopo vari passaggi ereditari, la villa fu donata dall’ultimo erede Stanga alla parrocchia, e da questa venduta nel 1995 ad un privato.

Oratorio di San Pietro sec. X (Belforte)

Oratorio di San Pietro sec. X (Belforte)

Oratorio di San Pietro sec. X (Belforte)

Il primo documento che accenna all’edificio come cappella battesimale è una permuta del 966. Altri del XII secolo confermano la proprietà di Via Cava dei benedettini. Nel 1506 il cardinale Pirro Gonzaga, figlio di Gianfrancesco ed Antonia del Balzo (capostipiti della dinastia di Gazzuolo), donò il complesso monastico ai Girolamini. Il piccolo tempio, in questo periodo, fu trasformato o, forse, ricostruito insieme all’attiguo convento ed iniziò, pure, ad essere utilizzato come pantheon dei Gonzaga. Dal 1704 al 1773 S.Pietro venne affidato ai Gesuiti di Mantova, che ne fecero un luogo di villeggiatura da maggio ad agosto. Alla soppressione dei Gesuiti, la chiesa e il convento passarono, prima al Fisco di Mantova, successivamente a Domenico Petrozzani, quindi nel 1840 a Giuseppe Raimondi, che nel 1869 lasciò l’intero complesso alla comunità di Belforte. La chiesa venne riaperta al culto nel 1893 e poi definitivamente chiusa attorno al primo decennio del ventesimo secolo. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata come granaio e magazzino. Negli anni sessanta fu parzialmente rifatto il tetto, che è crollato nuovamente il primo aprile del 2000. Il campanile di stile romanico risalirebbe al rifacimento della chiesa nel secolo XI. L’interno si presenta spoglio, devastato dall’incuria e senza più tracce di arredi. Rimangono, però, una loggetta rinascimentale e alcune lapidi sepolcrali di notevole interesse tra cui: la tomba di Antonia Del Balzo (sensibile e colta mecenate, ospitò nella sua corte i grandi nomi della cultura dell’epoca) e di nobili famiglie quali Pico della Mirandola. Nell’abside si trova un affresco cinquecentesco. Un tempo la chiesa conteneva la “Sacra Famiglia” di Teodoro Ghisi, ora nella chiesa di S. Maria in Castello a Viadana, in quanto donato nel secolo scorso al parroco di quella parrocchia, come ricompensa per aver sovrinteso ai lavori di restauro della parrocchiale di Belforte.

Chiesa di Santa Maria Nascente sec. XVII (Gazzuolo)

Chiesa di Santa Maria Nascente sec. XVII (Gazzuolo)

La scelta del luogo fu condizionata dalla sua posizione centrale, che la rendeva più sicura da eventuali incursioni nemiche. Venne costruita nel 1664 ed ampliata in epoche successive. Il bell’interno, in stile barocco, ad una sola navata con sette cappelle laterali e ampio presbiterio, è adornato di stucchi e tele dell’epoca, fastosamente incorniciate. Da segnalare una tela del casalasco Antonio Ghislina (n.1676-m.1756), la cappella di S. Carità (martirizzata a Roma sotto l’imperatore Adriano nel 123 d.c.) e una statua lignea seicentesca di S. Giuseppe. Nel 1664 si ottennero da Roma le reliquie di S.Carità, (ora contenute in un’urna d’argento nella Cappella omonima), che divenne la patrona del paese, sebbene la chiesa sia dedicata alla Natività di Maria. Alla fine dell’Ottocento l’edificio sacro ebbe gli ultimi più importanti ritocchi.

Oratorio di S. Rocco sec. XVII (Gazzuolo)

Oratorio di S. Rocco sec. XVII (Gazzuolo)

Oratorio di S. Rocco sec. XVII (Gazzuolo)

In stile barocco, risale ai primi anni del ‘600 e probabilmente faceva parte di un più ampio complesso religioso. Nell’abside si può ammirare un quadro seicentesco raffigurante S. Rocco, con a fianco due giovani principi Gonzaga, probabilmente i commissionari dell’opera, il quadro raffigurante la Madonna del Pilar di autore ignoto (testimonianza dei contatti che i Gonzaga intrattenevano col mondo spagnolo) ed un Crocefisso intagliato nel legno acquistato verso il 1500, per secoli punto di riferimento della tradizione popolare. Ricco è pure l’arredo ligneo (il pregevole coro con riquadri raffiguranti santi, altare in legno dorato, tavole dipinte).

Oratorio di Loreto sec. XVII (Pomara)

Oratorio di Loreto sec. XVII (Pomara)

Oratorio di Loreto sec. XVII (Pomara)

Fu costruita nel 1666, come documentato da una lapide posta sul basamento del campanile; da altre due incisioni (su un cornicione e su un muro) si riesce a leggere, anche se con difficoltà, che il tempio venne ricostruito nel giugno del 1802 e sopraelevato nel 1808. Nel 1800 l’Oratorio risultava di proprietà della famiglia Raimondi.